- che sotto questo profilo essi vorrebbero riavviare il dibattito sulla pubblica utilità e la proporzionalità dell’opera trascurando, tuttavia, che il tema è già stato risolto definitivamente con l’approvazione del PR; - che d’altra parte l’esistenza di soluzioni alternative a quella proposta dall’ente espropriante non basta a screditare un progetto concreto trattandosi di un giustificativo generico di cui chiunque potrebbe avvalersi con la conseguenza che la messa in atto di lavori pubblici sarebbe in buona parte destinata a fallire (Hess/Weibel, op. cit., ad art. 1 no. 26 ss, ad art. 35 p. 431; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, 2001, no.