Dal profilo giuridico e fattuale la causa non appariva invero particolarmente complessa: si è trattato in sostanza dell'esproprio di una comune proprietà inedificata, afflitto da vizi macroscopici e come tali lapalissiani che i patrocinatori dell'espropriata hanno saputo puntualmente individuare. Fermo restando che la diligenza con la quale quest'ultimi hanno operato non è posta minimamente in discussione, il tempo consacrato alla pratica (studio dell'incarto, redazione di un allegato, partecipazione all'udienza di conciliazione) non può oggettivamente raggiungere le 100 ore propugnate nel gravame.