L'accusato, in questa circostanza, avrebbe preso la vittima di peso sbattendola sul letto, chiudendo quindi a chiave la porta della camera (la chiave nella toppa), e - dopo essersi spogliato - avrebbe ulteriormente percosso la vittima (per un insulto ricevuto), le avrebbe strappato i pantaloni e le mutande, avrebbe quindi legato la vittima con i pantaloni alle caviglie e, dopo averle trattenuto le mani, l'avrebbe più volte penetrata. Durante quella notte l'accusato avrebbe inoltre ripetuto più volte la congiunzione carnale con la vittima ormai sfinita ed incapace di reagire e senza il consenso della stessa.