c) D’altro canto, appare evidente – sulla scorta della decisione impugnata e degli argomenti offerti a suffragio della medesima – che il magistrato inquirente (e requirente) ha sposato l’interpretazione dei fatti più vicina alla comune esperienza e più rispettosa del comune buon senso, ovvero che l’accusato ha venduto la canapa nella perfetta consapevolezza che essa veniva principalmente, se non esclusivamente, fumata quale stupefacente. A giudizio di questo giudice, l’ipotesi accusatoria trova indubbio, serio e concreto fondamento già per il solo fatto che l’accusato medesimo è consumatore di marijuana, “di quella che vendo in negozio e che produco in proprio” (v. verbale MP 28 ottobre