Nemmeno per quest’ultima ipotesi di reato dagli atti emergono seri e concreti indizi di colpevolezza a carico dei querelati in relazione al suo presupposto soggettivo, non avendo l’istante sufficientemente dimostrato che i querelati avrebbero perlomeno preso in considerazione il fatto che la frase incriminata fosse lesiva del suo onore. Come esposto, dalle osservazioni 13/14.3.2003 e dall’allegato di duplica 4/7.4.2003 dei querelati appare che essi non hanno voluto offenderlo in alcun modo. La questione non merita pertanto ulteriore approfondimento ed il decreto impugnato non può che essere confermato.