Nel caso di specie, è sulla base di un ragionamento scevro da arbitrio che il primo giudice ha potuto stabilire che la velocità alla quale circolava AP 1 al momento dell’infrazione era inadeguata alle condizioni della strada ed a quelle della visibilità. Infatti - anche applicando parametri prudenziali ovvero un tempo di reazione di 1 secondo ed una decelerazione di 4,5 m/s2 - lo spazio di arresto ad una velocità di 40 km/h è di m 24.8 (m 31.6 con decelerazione pari a 3 m/s2), ovvero una distanza superiore allo spazio visibile quantificato dallo stesso appellante in m 15-20 (cfr. Bussy/Rusconi, op.