Anche in questo caso, qualsiasi comparazione risulta improvvida dal momento che l’agire delittuoso dei due autori non è in sé propriamente analogo e dal momento che, nel giudizio evocato, si è tenuto conto dell’incensuratezza del condannato, del fatto che al momento dei fatti egli non era ancora venticinquenne (mentre AP 1 era quasi quarantenne), nonché dei 10 mesi di carcere preventivo. L’autore del caso citato dall’appellante viveva inoltre in clandestinità, senza pertanto godere del livello di integrazione di AP 1. Nella terza sentenza citata (emanata il 4 settembre 2009 dalla Corte delle assise criminali, inc. 72.2009.63)