locale - “riservato a pochissimi” e contenente la cassaforte dove venivano depositati gli incassi - per scambiarsi delle effusioni. In ogni caso - continuano - ACPR 1 non poteva al suo interno sentirsi al sicuro, ritenuto come egli vi si fosse introdotto abusivamente e facendo capo a sotterfugi, quali l’introduzione della chiave nella toppa per impedire agli azionisti di accedervi o la collaborazione di “complici” che dovevano avvisarlo quando gli stessi azionisti arrivavano nell’esercizio pubblico (motivazione d’appello di AP 1 e IM 1, pag. 8-9).