Non vi è, infatti, altra spiegazione alla superficialità con cui egli ha agito se non quella - che non può, però, essere ritenuta - di una sua costituzionale incapacità di comprendere il senso della funzione di notaio. La colpa di AP 1 è, poi, aggravata dal fatto che l’ossequio delle norme che egli era tenuto ad applicare sarebbe costato a lui e ai suoi clienti soltanto il tempo richiesto dalla traduzione dell’atto. D’altra parte, occorre considerare, ad attenuazione della sua colpa, il fatto che AP 1, all’epoca, era un giovane notaio alle prime armi (quello era il suo quindicesimo rogito), alle prese con le difficoltà e le incertezze tipiche di ogni inizio di attività indipendente.