Questo, tanto più che la verifica che gli incombeva non era di alcuna difficoltà: sarebbe bastato l’avvio di una semplicissima conversazione per appurare che le conoscenze della lingua italiana da parte di TE 4 erano evidentemente insufficienti a permettergli la comprensione del contenuto dell’atto che il notaio stava rogando. La presenza dei consulenti di TE 4 - su cui la difesa ha lungamente insistito come elemento attenuante la colpa di AP 1 - è irrilevante nella misura in cui il notaio non può liberarsi dei propri obblighi scaricandoli su terzi che, peraltro, nemmeno conoscevano l’italiano e men che meno le formalità per la rogazione di un atto pubblico.