6, pag. 7-11). In ragione del contesto in cui egli si è trovato ad agire – ha continuato il primo giudice - il notaio non si sarebbe dovuto “accontentare di una risposta affermativa alla semplice e superficiale domanda se capisce”, ma avrebbe dovuto “verificare le reali capacità di intendere di tutti i contraenti”, visto che, peraltro, tale verifica “non avrebbe richiesto un grande sforzo: sarebbe bastato andare poco oltre la domanda di comodo formulata” (sentenza impugnata, consid. 12, pag. 15).