Evidenzia una non comune determinazione a fare male, che deve essere ritenuta quale elemento aggravante la colpa del condannato, il fatto che egli ha avuto modo, poiché chiamato a farlo da R.B. dopo i primi pugni, di riflettere su quanto stava facendo e che, ciononostante, non ha desistito dal suo intento. Infatti, appena riuscito a liberarsi dalla stretta dell’amico - che, lo si ricorda, in questo frangente, ha temuto per la sua incolumità - è ripartito nuovamente all’inseguimento della sua vittima e, una volta raggiuntala, l’ha finita con colpi, se possibile, ancor più violenti di quelli sin lì inferti.