Con i primi pugni, inferti di sorpresa ad una vittima che manco ha avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo, l’accusato ha messo a segno dei colpi cui ha inferto un’energia tale da stordire lo sfortunato ACPR 1, dal quale egli si è staccato temporaneamente solo perché allontanato con la forza dal suo compagno di quella sera, R.B.. Con le pedate sferrate nell’ultima parte dell’aggressione, oltre che ad una gamba, in zone del corpo sensibili - quali il capo ed il costato - ad uno ACPR 1 ancora più indifeso perché indebolito dalle botte subite in precedenza, il prevenuto ha volontariamente deciso di infierire su quella che egli sapeva essere una preda facile.