E questo non solo nella fase finale dell’attacco, ma già in quella iniziale. Non è, qui, sostenibile che i tratti caratteriali descritti - lo si ripete, comuni a tutte le persone normalmente definite come “cattive” - abbiano messo in forse la sua capacità di decidere fra l’agire in modo corretto o in modo violento. Semplicemente egli ha agito come ha agito perché la sua indole lo porta a comportarsi in questo modo. Ma non risultano - perché la perita non ne ha descritte - patologie particolari che possano effettivamente avere limitato ai sensi di quanto richiesto da legge e giurisprudenza la capacità/possibilità dell’imputato di liberamente determinarsi nelle sue azioni.