Il suo comportamento era dettato da una spinta impulsiva che il periziando faceva fatica a controllare. Il disturbo di personalità di cui soffre non gli impedisce mentalmente e cognitivamente di fare scelte differenti, è in grado di valutare l’adeguatezza dei suoi comportamenti, ma ha difficoltà a trattenere la propria impulsività per la rabbia, provata nei suoi confronti, al momento della prima aggressione. Nella seconda aggressione allo stesso il periziando poteva agire diversamente: non era più nella necessità di agire ma voleva imporre la propria legge. Smette quando ritiene di aver raggiunto lo scopo.