Correttamente valutate nel loro insieme, le dichiarazioni rese dalla teste non possono che far concludere, con certezza matematica, che l’urto fra le due vetture è avvenuto dopo che l’appellante è ripartito e prima che questi arrestasse di nuovo il suo veicolo, ne scendesse e, dopo avere verificato, si mettesse ad urlare. L’accertamento dei fatti operato dal primo giudice, dunque, non solo non è arbitrario ma resiste anche ad un libero esame. 3. L’appellante contesta, poi, di aver infranto le norme sulla circolazione stradale, indicando il comportamento della coprotagonista dell’incidente TE 2 quale unica causa della collisione verificatasi.