Il primo giudice ha, infatti, rilevato che a spingere AP 1 ad agire è stata la “volontà di imporre unilateralmente un suo proposito” (ossia ottenere la consegna dell’appartamento di proprietà della società da lui amministrata) a colui che - legittimamente (poiché il contratto di locazione era ancora in essere) - vi si opponeva, sottolineando come l’appellante “poteva e doveva facilmente evitare” di colpire, come ha fatto, la vittima (di trent’anni più anziana di lui) così come “poteva e doveva facilmente evitare” di tenerla per oltre dieci minuti in una condizione che essa ha vissuto come “una seria minaccia per la propria incolumità” (sentenza impugnata, consid. 5.2, pag. 7).