Tantomeno egli è caduto in arbitrio nel concludere che - vista l’assenza di chiarimenti convincenti - poteva essere dato per assodato che proprio l’appellante era alla guida della sua moto al momento dell’infrazione. Si osserva al riguardo che - diversamente da quanto sostenuto dall’appellante - il giudice può convincersi della colpevolezza del detentore non solo nell’ipotesi in cui egli si rifiuti di rispondere alle richieste di chiarimenti dell’autorità, ma anche qualora egli, posto di fronte a tali richieste, fornisca spiegazioni inverosimili (cfr. STF del 2 novembre 2009, inc. 6B_748/2009 consid. 2.1 che rinvia a STF del 27 dicembre 2006, inc. 6A.82/2006 consid.