Essa, pertanto, configura una grave minaccia ai sensi dell’art. 180 CP. Lo stesso vale per la frase “t’ammazzo, ti vedrò la notte” proferita dall’appellante nei confronti della moglie il 7 aprile 2011. Il timore provato dalla donna in quella circostanza emerge chiaramente dalle sue dichiarazioni secondo cui “sul momento ho fatto finta di non vederlo e di non sentirlo, questo perché so che se gli do corda diventa una belva (…) io non ce la faccio più perché ho sempre il terrore di vederlo ed incontrarlo e quando lui mi vede gli scatta qualcosa nella testa e poi si comporta in questo modo (…).