{"Signatur": "TI_CARP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2012-02-02", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-120_2012-02-02.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=110464&nX40_KEY=4921785&nTrefferzeile=26&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "dc7f388f87f704d38653a959f2de4bb1"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2011.120"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale 02.02.2012 17.2011.120"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale 02.02.2012 17.2011.120"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Corte di appello e di revisione penale 02.02.2012 17.2011.120"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale "}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale "}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Corte di appello e di revisione penale "}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Presupposti oggettivi e soggettivi dei reati di coazione, di sottrazione di minorenne, di minaccia, di lesioni semplici. 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In questi casi, infatti, solo al detentore della custodia spetta il\ndiritto di determinare il luogo di residenza, l’educazione e le condizioni di\nvita del minore (Eckert, in Basler Kommentar, Strafrecht II, op. cit., n. 13 ad\nart. 220 CP; Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, San\nGallo 2008, ad art. n. 2 ad art. 220 CP; DTF 128 IV 154 consid. 3.2, 110\nIV 35 consid. 1c).\nDal profilo soggettivo il reato di sottrazione di minorenne presuppone\nintenzionalità; il dolo eventuale è sufficiente. L’autore, pertanto, deve\nsapere che la persona sottratta è minorenne e che si trova sotto autorità\nparentale e, ciò nonostante, deve voler impedire al titolare della stessa\nl’esercizio delle sue prerogative (Hurtado Pozo, op. cit., n. 3568 e seg. ad\nart. 220 CP; Corboz, op. cit., n. 46 ad art. 220 CP; DTF 118 IV 61 consid. 2d).\n16.1. Per quanto riguarda la realizzazione dei presupposti del reato di\ncui all’art. 220 CP, si rileva, in primo luogo, che la Pretura del Distretto di\n__________, con decreto supercautelare del 18 gennaio 2008 (poi confermato con\nsentenza del 16 gennaio 2009, cfr. in part. dispositivo n. 6), ha affidato ACPR\n2 e ACPR 3 alla madre per la cura e per l’educazione. Essa deteneva dunque la\ncustodia sui figli e aveva, pertanto, il diritto di prendere le decisioni\nrelative all’organizzazione della loro vita.\nCiò posto, non può essere messo in dubbio che il comportamento attuato dal\nricorrente in occasione dei tre episodi imputatigli (cfr. punti 2.1-3 AA) sia\nstato tale da impedire alla moglie l’esercizio delle sue prerogative e tale da\nconfigurare, pertanto, il reato di sottrazione di minorenne.\nL’11 ottobre 2008, l’insorgente ha, infatti, prelevato la figlia dal giardino\ndi casa e si è poi dileguato con la stessa fino al giorno seguente allontanando\nper una notte intera ACPR 2 dalla madre e impedendo di fatto a quest’ultima di\nesercitare il controllo sulla minore.\nAP 1 ha, poi, impedito alla moglie di esercitare il controllo su ACPR 2 anche\nil 27 gennaio 2010, data alla quale il ricorrente ha addirittura espatriato la\nfiglia raggiungendo __________ intenzionato a portarla da parenti a __________.\nL’episodio del 14 gennaio 2009 configura, per contro, solo un tentativo di\nsottrazione di minorenne, ritenuto che l’appellante, quel giorno, dopo aver\nfatto salire il figlio ACPR 3 sulla sua vettura con l’intenzione di portarlo al\nsuo domicilio di __________, ha subito rinunciato al suo intento, riaccompagnando\nil figlio dalla madre. ACPR 2, pure fatta salire dal padre sulla sua vettura,\nè, invece, scesa dalla stessa sfruttando la fermata del padre alla stazione di __________\n(cfr. consid. 14.11).\nNe discende che, dal profilo oggettivo, AP 1 ha, in due occasioni, di fatto causato e in una tentato di causare l’allontanamento dei minori dai luoghi in cui\nessi si trovavano abitualmente, vanificando in tal modo la possibilità della\nmadre di esercitare il controllo su di loro.\nIl reato è, poi, realizzato anche dal profilo soggettivo, ritenuto come il\nricorrente, nei tre episodi in esame ha consapevolmente agito per impedire alla\nmoglie di esercitare le prerogative derivantele dal suo statuto di detentrice\ndel diritto alla custodia dei figli.\nAnche su questo punto l’appello deve, pertanto, essere disatteso.\n17.a. L’art. 180 cpv. 1 CP commina una pena detentiva sino a tre anni o\nuna pena pecuniaria a chi, usando grave minaccia, incute spavento o timore a\nuna persona. La condanna per minaccia dipende dal verificarsi di due condizioni\ncumulative: da un lato, l’autore deve avere usato grave minaccia, dall’altro,\nil destinatario deve esserne stato spaventato o intimorito (DTF 99 IV 212\nconsid. 1a).\nÈ grave la minaccia oggettivamente idonea a suscitare nel destinatario il\ntimore di un pregiudizio rilevante per sé o per persone a lui vicine. La\ngravità dell’intimidazione deve essere valutata, non con riferimento alla\nsensibilità soggettiva della vittima, ma sulla scorta di criteri oggettivi (STF\ndel 3 giugno 2005 6S.251/2004 consid. 3.1; DTF 99 IV\n211 consid. 1a; Corboz, op. cit., n. 6 ad art. 180 CP). È, pertanto, considerata grave la minaccia che, nelle medesime\ncircostanze, sarebbe percepita come tale da una persona ragionevole e di media\nsensibilità (Delnon/Rudy, Basler Kommentar, Strafrecht II, op. cit., n. 19 ad\nart. 180 CP con richiami; CCRP, sentenza del 12 dicembre 2007, inc. n.\n17.2006.19, consid. 3a con richiamo).\nÈ, poi, necessario - per l’applicazione dell’art. 180 CP - che la messa in atto\ndella minaccia dipenda dalla volontà dell’autore. Non è, invece, necessario né\nche l’autore abbia l’intenzione di mettere in atto la sua minaccia né che egli\nsia effettivamente in grado di concretizzarla (DTF 106 IV 128 consid. 2a; Corboz, op. cit., n. 4 ad art. 180 CP; Dontasch, Strafrecht III,\nop. cit., pag. 401).\nLa minaccia può esser espressa tramite parole, scritti\no per atti concludenti e può essere rivolta al destinatario anche per il\ntramite di un intermediario (Corboz, op. cit., n. 5 ad art. 180 CP).\nPerché sia realizzato il reato di minaccia, non basta che il suo destinatario abbia compreso di essere stato minacciato. È\nancora necessario che egli sia stato turbato dalla minaccia. Secondo alcuni"}