{"Signatur": "TI_CARP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2012-02-02", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-120_2012-02-02.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=110464&nX40_KEY=4921785&nTrefferzeile=26&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "dc7f388f87f704d38653a959f2de4bb1"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2011.120"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale 02.02.2012 17.2011.120"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale 02.02.2012 17.2011.120"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Corte di appello e di revisione penale 02.02.2012 17.2011.120"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale "}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale "}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Corte di appello e di revisione penale "}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Presupposti oggettivi e soggettivi dei reati di coazione, di sottrazione di minorenne, di minaccia, di lesioni semplici. 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Criteri per la commisurazione della pena\n\n\nprimi giudici hanno accertato che AP 1, nel settembre 2009, ha raggiunto l’abitazione della moglie e dei figli ed ha consegnato, non richiesti, una borsa\nda scuola alla figlia (punto 1.40 AA), dei cappelli di lana alla figlia e il\ndenaro per il contributo alimentare (punto 1.41 AA), un pacco di bignè (punto\n1.42 AA), due panini di kebab alla figlia e il denaro per il contributo\nalimentare (punto 1.43 AA), al figlio ACPR 3 un cappello e fr. 20.- da dividere\ncon la sorella (punto 1.44 AA) e una borsa per la scuola (punto 1.45 AA).\nQuesti fatti sono stati descritti dall’appellante nel suo scritto 19 novembre\n2009 all’attenzione della CTR (allegato all’AI 21 in incarto MP 10325/2008) e sono stati dallo stesso confermati durante il dibattimento del 2/3\nsettembre 2010 in occasione del quale egli ha, tuttavia, precisato che “la\nmoglie era consenziente ai regali” (cfr. verbale del dibattimento 2/3\nsettembre 2010, pag. 11).\nChe la moglie fosse consenziente è però sconfessato da quanto spiegato al\nconsid. 14.9 in relazione alla consegna di kebab, riso e olio di cui al punto\n1.16 AA: l’esasperato rapporto tra le parti che ha motivato il divieto,\nimpartito all’appellante dal pretore e, poi, ribadito dalla CTR, di\navvicinarsi, telefonare, scrivere o importunare in altro modo moglie e figli\nprova senza dubbio alcuno che la moglie non era consenziente.\n14.29. Il punto 1.46 AA, confermato dalla prima Corte, fa carico\nall’appellante di avere, il 6 settembre 2009, a __________, raggiunto il figlio ACPR 3 alla fermata del trenino FLP e di averlo obbligato a salire sulla sua\nvettura.\nL’episodio, contestato dall’appellante (cfr. verbale del dibattimento 2/3\nsettembre 2010, pag. 11), è stato descritto dall’accusatrice privata nella sua\nrisposta di data 9 settembre 2009 allo scritto dell’avv. RAAP 1, allora\npatrocinatore dell’appellante (allegata all’AI 16 in incarto MP 10325/2008). L’AP ha usato, nel riferire del mancato accordo del figlio a seguire il\npadre, una formula dubitativa (“immagino contro la sua volontà”).\nL’utilizzo di tale espressione dimostra la sostanziale sincerità della donna\npoiché la formula usata è prova di uno sforzo di oggettività e del rifiuto di\nqualsiasi esagerazione e forzatura.\nPer quanto è qui di interesse, si rileva che le circostanze del caso concreto\ndepongono per la bontà della deduzione fatta dall’AP e permettono a questa\nCorte - così come alle precedenti - di ritenere accertato anche in questo\nepisodio un intervento coercitivo dell’appellante.\nL’episodio è, pertanto, accertato nei termini indicati nell’AA.\n14.30. I fatti di cui ai punti 1.47-49, 1.51-52 nonché 1.21 AA sono stati ammessi dall’appellante.\n14.31. Il punto 1.50 AA fa carico all’appellante di essersi, nel corso del\nmese di novembre 2009, in due occasioni, avvicinato all’abitazione della moglie\ne dei figli per scopi non meglio precisati.\nQuesti fatti, segnalati dall’accusatrice privata al SPP nel suo scritto del 27\nsettembre 2009 (allegato all’AI 16 in incarto MP 10325/2008), sono confortati\ndalla circostanza - ammessa dall’appellante durante il dibattimento del 2/3\nsettembre 2010 - secondo cui egli, in un’occasione, ha “portato un letto a ACPR\n2 che ho lasciato in garage” (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre\n2010, pag. 11).\nEssi possono, dunque, essere ritenuti acclarati anche in questa sede.\n14.32. Il punto 1.53 AA - confermato dalla prima Corte - addebita all’appellante\nanche di avere, il 6 novembre 2009, raggiunto verso le ore 23’25 l’abitazione\ndella moglie e dei figli allo scopo di attendere la coniuge, che, secondo lui,\naveva lasciato i figli soli in casa, per poi colpirla intenzionalmente, a due\nriprese, con pugni al volto al fine di farla sottoporre a test alcolemico da\nparte della polizia.\nQuesti fatti sono pure alla base dell’imputazione del reato di lesioni\nsemplici (punto 4 AA).\nAl proposito, ACPR 1 alla polizia ha dichiarato quanto segue:\n“ alle ore 23’15 sono giunta al mio domicilio da una cena nel __________. Sono stata accompagnata a casa da una mia collega di lavoro. I miei figli erano a dormire da conoscenti. Giunta al domicilio sono andata a prendere la mia automobile che avevo parcheggiato dalla mia vicina di casa. Ho spostato l’auto sino dinanzi al mio garage. Scesa dall’auto, ho avvertito la presenza di una persona che giungeva verso di me a corsa. Ho subito visto che trattavasi di mio marito AP 1. Da parte mia, impaurita poiché sapevo già che mi avrebbe messo le mani addosso, ho cercato di scappare chiudermi nel vano delle scale del palazzo in cui abito. Purtroppo non ho fatto in tempo e mio marito mi ha raggiunta. Lo stesso, senza proferire parola, mi ha preso a pugni in faccia. Da parte mia mi accasciavo per non prendere i pugni cercando di fuggire. La mia fuga ha avuto poco successo, infatti mio marito mi ha raggiunta nuovamente continuando con le botte. Io gridavo “lasciami stare” nella speranza che qualcuno mi sentisse. Sta di fatto che a un certo momento mio marito si allontanava lungo __________. Ho poi notato che lo stesso saliva sulla sua auto e se ne andava” (cfr. verbale 8 novembre 2009 allegato all’AI 1 in incarto MP 11144/2009, pag. 2).\nDal canto suo l’appellante, sentito dal SPP in merito a questi fatti, ha negato di avere picchiato la moglie e ha fornito la seguente versione:"}