In concreto, per quanto riguarda innanzitutto il reato di tentata coazione ripetuta, qualifica negativamente la colpa dell’appellante, dal profilo oggettivo, l’entità delle minacce proferite nei confronti di ACPR 2 (“faccio del male a te e a tua madre”, “ti spacco le gambe”, “con un coltello ti taglio i capelli”) per tentare di costringerla a conformarsi alla sua volontà nonché la circostanza secondo cui la stessa, all’epoca dei fatti, era una bambina di 9-10 anni e dunque un soggetto particolarmente sensibile a quelle intimidazioni. Va, comunque, qui considerato, ad attenuazione della gravità oggettiva dei reati di cui AP 1 deve rispondere, che