Non aveva senso procedere a qualsiasi tipo di rianimazione perché si sarebbe trattato di un accanimento terapeutico destinato all'insuccesso. Questo lo dico sia avuto riguardo dei dati che avevano a disposizione i medici che lo stavano assistendo, sia con maggiore sicurezza avendo poi avuto conto nella mia attività della reale causa del decesso. Non è constatata agli atti una tachicardia successiva alla bradicardia anche se è possibile che sia intervenuta. Resta tuttavia irrilevante rispetto alle considerazioni sulla causa della morte e sul comportamento dei medici” (cfr. all. 3 al verb. dib. di primo grado, pag. 5); “ D avv. DI 1: Secondo la cartella clinica