di primo grado, pag. 2). Non si può, certo, imputare a AP 1 di non avere saputo differenziare tra colloqui intesi come “forma di contatto” (come ha spiegato il dott. B.) e colloqui a fini terapeutici. Ritenuto inoltre come, comunque, la terapia abbia avuto inizio ben due mesi prima del dibattimento di primo grado, non può essere escluso - e, quindi, va ammesso - che, davvero, essa (insieme ai colloqui precedenti) abbia aiutato AP 1 a superare la difficoltà ad ammettere che J. era riuscito nel suo intento di toccargli i genitali (difficoltà, peraltro, tipica di chi è vittima di un reato di natura sessuale, così come lo era AP 1).