d’appello, pag. 4). Già durante l’inchiesta, AP 1 aveva definito l’astio che egli aveva provato (e manifestato almeno a livello di scritti) nei confronti degli omosessuali come un “primo abito mentale, risultato di un carattere esuberante e della mia incapacità di mitigare le mie idee e di esprimerle attraverso un linguaggio politically correct” (MP AP 1 25.5.2010, AI 58, pag. 9), poi smesso per indossarne un altro, fatto di maggiore tolleranza e comprensione, costruito grazie all’esperienza della vita e ad una (almeno parziale) maturazione tanto che, nello stesso verbale, ha dichiarato: