Infatti, rispondendo alla domanda volta a sapere se la dinamica descritta dall’imputato è compatibile con le ferite subite al collo dalla vittima, il perito ha, in realtà, affermato che tale compatibilità può essere sostenuta unicamente a livello teorico ritenuto che una ferita da taglio si produce quando è il coltello a scorrere sia quando a scorrere è, invece, il distretto corporeo interessato ed ha ribadito, invece, che, nel caso concreto, la profondità delle ferite riportate dalla donna è prova che “l’autore ha esercitato un’azione volontaria”: “ io posso oggi con sicurezza sostenere che la lesione al collo è stata procurata tramite almeno due azioni distinte.