(…) Sta di fatto che quando io ho visto un po’ di sangue sulla mia mano sinistra (il teste mostra ai presenti il segno che ancora si vede fra il pollice e l’indice) ho gridato in lingua romena a AP 1 quanto segue “N., cosa fai?”. Subito AP 1 si è fermato e anche calmato“ (AI 143 pag. 6-7). Da questa descrizione emerge, infatti, con evidenza come, già a quel momento, la volontà di fare del male di AP 1 avesse superato lo stadio del pensiero e come essa fosse già piuttosto consolidata visto che, anche dopo l’intervento del fratello che si era frapposto fra lui e la vittima, egli ha tentato comunque di colpirla.