Così come descritto dal fratello della vittima - la cui credibilità è palese e indiscussa - che conferma, peraltro, in modo puntuale le dichiarazioni della donna (allegato 1 a RPG pag. 4 e 5; AI 33 pag. 11), tale episodio dimostra che le minacce dell’imputato non erano, già a quel momento, soltanto mere dichiarazioni di intenti espresse per spaventare ma erano, invece, la manifestazione di una volontà seria cui egli cercava, non senza determinazione, di dare concretizzazione: “ quando AP 1 è uscito dalla stanza, inizialmente teneva il coltello nella sua mano destra, come ho già detto, con il braccio piegato praticamente a 90 gradi verso l’alto e la lama all’altezza del suo orecchio.