{"Signatur": "TI_CARP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2012-02-16", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-108_2012-02-16.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=110891&nX40_KEY=4921772&nTrefferzeile=45&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "889902343a20e13866f5d931c063cc0e"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2011.108"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale 16.02.2012 17.2011.108"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale 16.02.2012 17.2011.108"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Corte di appello e di revisione penale 16.02.2012 17.2011.108"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale "}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Corte di appello e di revisione penale "}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Corte di appello e di revisione penale "}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Commette assassinio chi, per estremo egoismo in un contesto privo di conflittualità imputabile alla vittima, uccide l'ex compagna che rifiuta di ricominciare la convivenza.  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Adesso non ricordo più tutti i dettagli, ma ACPR 1 aveva cambiato camera (ne aveva presa una con il bagno, nell’altra ala della baracca) e AP 1 era andato a rompere la porta d’entrata 125 che era quella che occupava con ACPR 1 a suo tempo. Trovandola vuota, ha iniziato a chiamarla sul telefonino, per identificare la camera in cui si trovava, ma non riuscendoci (perché lei aveva messo il telefonino sul silenzioso), ha cominciato a chiamare M. Gli diceva di andare da lui in una certa camera (non ricordo quale), ma M. non ci è andato. La mattina dopo, quando M. mi ha raccontato questa cosa, abbiamo deciso di andare a vedere in quella camera, che di fatto risultava libera. Quando siamo entrati, abbiamo trovato alcune bottiglie di birra vuote, mozziconi di sigaretta (non ho guardato la marca) e abbiamo anche visto che il cavo della lampadina da comodino era legato ad un tubo dell’acqua che sporgeva dall’alto a mo’ di cappio, ossia come una corda attraverso la quale qualcuno si impicca” (AI 199 verbale PS 17.2.2011 B. pag. 5).\nL’episodio spaventò non poco il fratello di ACPR 1:\n“ Prima di concludere vorrei dire che M., dopo la notte in cui AP 1 girava nel corridoio, era spaventato. Prova ne è il fatto che per diversi giorni ha dormito con me, nella mia camera, dicendomi espressamente che aveva paura di dormire da solo”\n(AI 199 verbale PS 17.2.2011 B. pag. 6).\n21.4. L’11 maggio 2010 vi è, poi, un’altra incursione di AP 1 nel cantiere in cui lavora l’ex compagna. Questa volta egli penetra nella camera della donna dalla finestra, si nasconde sotto il letto in attesa del suo rientro per poi mettere in atto un’aggressione sventata solo dall’intervento del fratello che si era frapposto fra lei e l’aggressore rimanendo, perciò, leggermente ferito.\nSi tratta di un episodio importante per la comprensione dei fatti sottoposti a giudizio. Così come descritto dal fratello della vittima - la cui credibilità è palese e indiscussa - che conferma, peraltro, in modo puntuale le dichiarazioni della donna (allegato 1 a RPG pag. 4 e 5; AI 33 pag. 11), tale episodio dimostra che le minacce dell’imputato non erano, già a quel momento, soltanto mere dichiarazioni di intenti espresse per spaventare ma erano, invece, la manifestazione di una volontà seria cui egli cercava, non senza determinazione, di dare concretizzazione:\n“\nquando AP 1 è uscito dalla stanza, inizialmente\nteneva il coltello nella sua mano destra, come ho già detto, con il braccio\npiegato praticamente a 90 gradi verso l’alto e la lama all’altezza del suo\norecchio. La lama era rivolta in avanti. Io mi sono quindi subito messo fra lui\ne mia sorella per fermarlo. Io ho capito che lui voleva colpire ACPR 1, tant’è\nche quando lei si trovava dietro di me e io cercavo di tenerlo fermo, lui\ntentava ancora, con il braccio però più abbassato, di colpirla, passando (con\nil braccio che impugnava il coltello) poco distante dal mio fianco sinistro. A.d.r.\nche quando io mi trovavo fra AP 1 e ACPR 1 sono stato leggermente ferito alla\nmano sinistra dalla lama del coltello. Ho perso un po’ di sangue, ma poco. (…)\nSta di fatto che quando io ho visto un po’ di sangue sulla mia mano sinistra\n(il teste mostra ai presenti il segno che ancora si vede fra il pollice e\nl’indice) ho gridato in lingua romena a AP 1 quanto segue “N., cosa fai?”.\nSubito AP 1 si è fermato e anche calmato“\n(AI 143 pag. 6-7).\nDa questa descrizione emerge, infatti, con evidenza come, già a quel momento, la volontà di fare del male di AP 1 avesse superato lo stadio del pensiero e come essa fosse già piuttosto consolidata visto che, anche dopo l’intervento del fratello che si era frapposto fra lui e la vittima, egli ha tentato comunque di colpirla.\nA questo proposito, si osserva, poi, come sia del tutto certo che AP 1 ha mentito riferendo di questo episodio agli inquirenti (AI 180). Il fatto che egli ha detto il falso risulta non solo dalle concordi dichiarazioni di ACPR 1 e del fratello, ma anche dalla deposizione del teste G., un amico a cui l'imputato aveva raccontato il fatto dicendo, in particolare - e contrariamente a quanto da lui dichiarato agli inquirenti (AI 180 pag. 3 e 4) - che era lui ad avere avuto in mano, sin dall’inizio, il coltello (AI 227 pag. 30).\n21.5. Risulta dagli atti che il 12 maggio 2010 ACPR 1, spaventata, si rivolge alla polizia:\n“ ADR che io per i fatti di quella sera non ho fatto denuncia. Mi sono però presentata il mattino dopo dapprima presso il posto di polizia di __________ che mi ha indirizzata al Canton Ticino. Al che il giorno successivo mi sono presentata in polizia a __________. Sono andata da sola. A __________ l’agente mi ha detto che non potevano fare niente per me e che avrei dovuto andare in __________ per fare denuncia. Io avevo infatti solo raccontato delle minacce fatte con il telefono dall’__________ da AP 1. Ho anche raccontato che lui era venuto a __________ e che aveva rotto una porta. Al poliziotto non avevo però detto che lui mi aveva ferito alla pancia” (AI 33 pag. 11).\nCosì, al riguardo, si è espressa la sorella della vittima:\n“\nVisto che entrambe avevamo paura, un giorno ho\naccompagnato ACPR 1 a __________ in polizia dove le hanno detto che avrebbe\ndovuto sporgere querela in __________. So che lei è stata in polizia, se non\nerro, a __________ e che è stata rassicurata. Non so se ha sporto una querela. ACPR"}