radar. Nel suo allegato, infatti, il ricorrente si è limitato a confrontarsi con l’argomentazione del primo giudice secondo cui, nell’ipotesi in cui egli fosse partito dall’ospedale alle 13.00, “l’infrazione sarebbe addirittura compatibile con la tempistica fornita dalla difesa” (sentenza impugnata, consid 7, pag. 5), spiegando come sia “materialmente impossibile” portarsi in 4 minuti 25 secondi dal reparto di oncologia al punto in cui è avvenuta la misurazione radar. Quand’anche con le sue argomentazioni sulla questione il ricorrente avesse dimostrato l’arbitrarietà della conclusione appena citata del primo giudice (e meglio, “l’infrazione sarebbe addirittura