Infatti, risulta accertato come la società anonima in questione fosse praticamente gestita da marito e moglie alla stregua di un’azienda familiare. Dall’estratto del Registro di commercio risulta pure come il marito fosse l’unico membro del consiglio di amministrazione e quindi amministratore con firma individuale, mentre la moglie, appunto, disponesse della procura individuale. Alla luce del personale e delle dimensioni dell’azienda è quindi lecito supporre che la ricorrente espletasse nei confronti dell’attività commerciale un sensibile potere decisionale.